Lo” Stabat Mater” tra Pergolesi e Bach

Origini e storia

images BachAntonio Petrone 26-9-2014  Da sempre sono appassionato di musica forse sono nato con questo gusto di ascoltarla, posso senza ombra di dubbio alla mia età di avere una vasta conoscenza di tutti gli stili e di preferire molto la musica da Camera e i grandi compositori in particolare Mozart. Tuttavia la bellezza e la grandiosità di Bach è davvero unica.. Proprio in questi giorni leggevo di una straordinaria scoperta del maestro De Simone riguardante la composizione dello “Stabat Mater” e della sua origine.
Ma di cosa si tratta ? Cos’è lo “Stabat Mater”?
Si tratta, di un prezioso autografo di J.S.Bach, il quale poco dopo la morte, operò una singolare e significativa trascrizione – o meglio una parodia – dello Stabat Mater di Pergolesi. Dall’esame della partitura autografa conservata alla Staatsbibliotek di Berlino si rileva il nome del genio Jesino, entrato di diritto nell’empireo di uno tra i più grandi e sommi musicisti della storia della musica, il quale folgorato dall’originalità del componimento di matrice controriformistica, ne volle rendere partecipe e fruitore quel mondo germanico, storicamente ancorato ai canoni della Riforma.

Proprio in questo senso va interpretata l’operazione di Bach, che non solo mutò il titolo latino del capolavoro di Pergolesi, ribattezzato <<Motetto a due voci, 3 stomenti e continuo>>, ma perfino il testo di Jacopone da Todi, sostituendo alle strofe di struttura tristica della sequenza, una versione tedesca in rime del del notissimo <<Miserere>>, ovvero del poeticissimo Salmo di Davide, da tempo inserito nelle letture evangeliche per le celebrazioni pasquali di rito protestante. Resta comunque una domanda da porci:come il maestro della Turingia sia venuto in possesso della musica pergolesiana in oggetto.
Il musicologo Alberto Basso ci informa, che dal 1740 al 1745, lo Stabat venne eseguito in tutta Europa, in Austria, in Germania e più a nord in Scandinavia, sia nella versione originale, che trascritto per altre formazioni strumentali.. La trascrizione bachiana,, risale con molta probabilità al periodo compreso tra il 1741 e il 1747, fa luce un avanzato pensiero compositivo, sviluppatosi proprio pochi anni prima la morte del genio di Eisenach, il quale, affetto da una malattia invalidante agli occhi, abbandono progressivamente la scrittura. Da tutto ciò si evince, che ci troviamo dunque dinanzi ad uno degli ultimi lavori sublimi di Bach, che conquistato dalla scrittura vocale dello Stabat, rende ossequioso omaggio al suo autore, riconoscendone la irragiungibile genialità melodica, non condizionata da regole armoniche di natura tonale, anzi, espressa al di fuori dei vincoli e degli schemi. A quell’epoca il grande compositore tedesco aveva gia percorso i più spericolati sentieri armonici , tonali. Con la trascrizione-parodia dello Stabat Mater si compie il connubio tra il più alto genio dell’invenzione melodica e quello dell’invenzione armonica, tra una struttura modale anomala e una struttura cromatico-tonale, tra scuola Napoletana e Tedesca, entrambe (probabilmente) derivate da influenze fiamminghe, che seminarono, al Sud come al Nord, i germi di un cromatismo orale, che fino al Rinascimento, aveva pervaso la musica colta, sia melodicamente sia armonicamente. Tuttavia, la scuola napoletana era stata attraversata, oltre che da una coralità melodica di carattere etnico, anche delle esperienze artigianali delle “villanelle” cinquecentesche a tre voci, mentre al Nord le strutture armoniche del corale luterano a quattro voci dispari erano entrate nelle formazioni scolastiche in cui si era forgiata anche l’immaginario del giovane Bach. La parodia del maestro di Turingia presenta modifiche nei disegni melodici rispetto all’originale pergole siano, motivate dal testo in tedesco, non del tutto collimante con quello latino..altri cambiamenti si rilevano nella successione dei singoli brani vocali, a volte accorpati, altre volte non corrispondenti all’ordine stabilito dal grande compositore marchigiano.
E’ questo il caso del “Quando corpus morietur” cui non segue l’Amen finale, ma l’Inflammatus, corrispondente al versetto <<Less dein Zion>>.Queste scelte compositive come vediamo furono dettate chiaramente dalle differenze linguistiche del Salmo 51 o 50 di Davide (secondo la numerazione latina o greca) in relazione alle celebrazioni della passione e morte del Salvatore.
Certamente l’elemento più enigmatico e disorientante dell’autografo di Bach consiste nella riduzione della parodia a soli tre righi:due per le parti di canto (soprano e contralto con testo in tedesco, talvolta con integrazioni di frasi strumentali riferite agli archi) e il terzo per la parte di basso continuo non numerato, riservato al cembalista o all’organista, che avrebbero dovuto sviluppare, secondo la prassi del tempo, il ripieno armonico o di sostegno degli altri strumenti.
Ma lo spregiudicato comportamento compositivo sembra quasi rappresentare una rinuncia voluta a esaltare un ampia tradizione orale.
Restano, invece, immutate come astri splendenti solo le due parti di canto, relegate quasi su un piano di purezza ineffabile rispetto alla compagine strumentale, soggetta quindi alle continue variazioni dell’improvvisazione. Con questa parodia Bach si inscrive nel solco della scuola napoletana, cui riconosce un indiscussa e una insuperata validità, che aveva proprio nella prassi esecutiva della tradizione orale il suo punto di forza. In questo senso la realizzazione di pergolesi viene ritenuta solo una delle varianti, ma non l’unica. Escludendo la partecipazione interpretativa di due evirati – secondo l’originale destinazione pergolesiana- Bach affida la realizzazione delle parti vocali a due cori di voci bianche, che connotate da quella fissità espressiva, da quella incorporea timbrica sonora, da quella sensualità epica, ci fanno comprendere quanto siano stilisticamente scorrette o improprie, le pur pregevoli esecuzioni dello Stabat prodotte in registrazioni di insigni direttori d’orchestra con interpreti femminili di rinomanza internazionale. Quello, che manca, in tali casi è il senso religioso rigoroso, travisato da un espressività fuori lugo, per quanto esteticamente attraente; è quel senso astratto di una vocalità asessuata, immaginata da G. Battista e focalizzata da Giovanni Sebastiano. A parte la curiosità storica, che può suscitare l’autografo berlinese (Stabat), ben presto ci si rende conto degli interrogativi che esso pone, specialmente in merito alle reali intenzioni del trascrittore il quale, come un alchimista, sottopone al paragone il prodotto creativo di un genio melodico.
Che cosa cercava Bach dal musicista meridionale al di la di un esercizio compositivo, che non può rappresentare la spinta ad una presa di posizione culturale, ad una operazione piena di significati complessi? E’ presumibile, che egli, ormai al termine della vita, saturo delle esperienze armoniche e del temperamento equabile, ne presagisse la dissoluzione futura. A tal punto si può immaginare un emblematico e profetico abbraccio fra due geni musicali. Anticipando di due secoli le future concezioni musicali.

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Un commento su “Lo” Stabat Mater” tra Pergolesi e Bach

  1. Complimenti ad antonio Petrone in quanto fa un’analisi perfetta da vero esperto della musica di bach…..grazie Antonio Petrone

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