Paolucci e Rossetti, nella beffa di Pola durante il primo conflitto mondiale

Antonio Petrone 5-11-2016  Tra le figure  più eroiche, e forse più spericolate del primo conflitto mondiale e della tragicità degli eventi, un’attenzione particolare meritano questi due ufficiali della Regia Marina Italiana, protagonisti indiscussi negli ultimi mesi del conflitto. Analizzando la loro storia si può comprendere come la casualità degli eventi portò questi due uomini ad essere protagonisti di un periodo storico fondamentale (il completamento dell’unificazione nazionale) e la successiva nascita della dittatura Fascista.

raffaele-paolucciRaffaele Paolucci Conte di Valmaggiore -Cap. della R.M.I-

Il Paolucci nacque a Roma il 1° giugno 1892. Sergente della Sanità Militare, all’inizio dei primo conflitto nella 10a Cp. di Sanità, a domanda transitò nella Marina Militare e, il 19 luglio 1916, conseguita intanto la laurea presso l’Università di Napoli, fu promosso Sottotenente Medico di complemento e, destinato all’Ospedale M.M. di quella città dove conseguì anche la promozione a Tenente. A domanda, il 17 aprile fu destinato in zone operative di guerra, alle dipendenze del Comando del Dipartimento Marittimo di Venezia, dove partecipò alla preparazione dei mezzi speciali d’assalto che avrebbe poi condotto, in stretta collaborazione con il Maggiore G.N. Raffaele Rossetti, all’azione di Pola del 1° novembre 1918, culminate nell’affondamento della corazzata austriaca Viribus Unitis. Decorato di Medaglia d’Oro al Valore Militare e promosso Capitano per merito di guerra, il 14 novembre 1919, a domanda, fu collocato in congedo ed iscritto nel Ruolo del Complemento dove raggiunse il grado di Tenente Colonnello. Dal 21 dicembre 1918 fu trasferito all’ospedale militare marittimo di Napoli dove, a sua richiesta, il 14 novembre 1919 fu dispensato dal servizio attivo permanente e inscritto nel ruolo degli ufficiali medici di complemento, in modo da potersi dedicare all’attività politica e chirurgica. Paolucci frequentò così le strutture delle università di Napoli e di Siena, finché nel 1920 fu nominato assistente effettivo presso la clinica chirurgica dell’Ateneo di Modena. Nel maggio 1921 iniziò la sua attività di deputato, che sarebbe continuata ininterrottamente da posizioni nazionaliste e filofasciste fino al 1943, ma fu costretto a lasciare il ruolo di assistente, allora incompatibile con l’incarico parlamentare, per accontentarsi di frequentare come aiuto volontario la clinica chirurgica dell’Università di Roma. Nel 1924 conseguì la libera docenza in patologia chirurgica e l’anno successivo ebbe l’incarico per questa disciplina nell’Ateneo di Bari. Per un quinquennio, contemporaneamente all’insegnamento universitario e alla ricerca scientifica, svolse attività chirurgica presso l’ospedale di Lanciano. Nella sua carriera eseguì circa trentamila interventi, molti dei quali di chirurgia gastrica e toracico-polmonare, settore in cui portò grandi contributi allo studio degli ascessi e del cancro al polmone, acquisendo grande rinomanza a livello internazionale. In seguito ebbe la direzione della clinica chirurgica dell’Università di Parma, per poi passare nel 1932 a quella  dell’Ateneo bolognese. Nel 1928 aveva sposato Margherita Pollio, figlia di Alberto, generale e capo di Stato maggiore dell’esercito, dalla quale, l’anno successivo, ebbe una figlia, Nicoletta. Nel settembre 1935 venne temporaneamente richiamato alle armi e posto a disposizione del Ministero della Guerra e partecipò al conflitto italo-etiopico (1935-36) alla Direzione di una Ambulanza Speciale Chirurgica della C.R.I. dislocata in zone di operazioni, prestando la sua opera di valente chirurgo fino alle immediate retrovie del fronte. Promosso il 18 giugno 1936 Colonnello Medico per meriti eccezionali e posto in congedo dal 1° settembre dello stesso anno, il 29 ottobre 1936 conseguì la promozione a Maggiore Generate Medico della Riserva. Nel 1938 fu posto alla direzione della clinica chirurgica dell’Università di Roma e l’anno successivo diede alle stampe a Bologna il primo dei cinque volumi della sua più importante opera, Tecniche chirurgiche.A seguito del processo di epurazione che coinvolse la classe dirigente del ventennio fascista, per circa un anno dovette restare lontano dall’università, per poi riprendere l’insegnamento all’Ateneo di Roma, che svolse fino alla morte. Per le esigenze connesse al secondo conflitto mondiale, il 7 settembre 1940 venne richiamato in servizio e presto la sua opera presso il Ministero della Marina Direzione Generale di Sanità – fino all‘8 settembre 1943; nel giugno 1944, dopo la liberazione di Roma, riassunse l’incarico che mantenne fino al 4 agosto. Posto nuovamente in congedo ed iscritto nel Ruoto degli Ufficiali Medici della Riserva di Complemento, il 20 agosto 1957 transitò nella posizione di congedo assoluto.  Nel 1947 pubblicò a Bologna la propria autobiografia con il titolo Il mio piccolo mondo perduto. Iscritto al Partito Nazionale Monarchico (PNM), del quale fu presidente, il 7 giugno 1953 divenne senatore nella II legislatura e il 6 giugno 1958 fu eletto alla Camera dei deputati e ricoprì anche la carica di Vice Presidente della Camera. Morì a Roma il 4 settembre 1958.

il_maggiore_del_genio_navale_raffaele_rossettiRaffaele Rossetti Maggiore della R.M.I

Raffaele Rossetti nacqua a Genova, 12 luglio 1881 –   è stato un ingegnere, ufficiale e politico italiano, esponente del Partito Repubblicano Italiano. Raffaele Rossetti ottenne la laurea in Ingegneria industriale alla Regia Scuola di Applicazione per gli Ingegneri in Torino il 1º settembre 1904. Entrato come allievo all’Accademia Navale di Livorno, ricevette nel novembre 1904 la nomina a Tenente del Genio Navale in servizio permanente attivo. Nel dicembre del 1906 conseguì la laurea in Ingegneria Navale e Meccanica presso il Politecnico di Milano e, nello stesso mese, venne destinato presso la Direzione delle Costruzioni Navali dell’Arsenale di Taranto dove, il 1º agosto 1908, conseguì la promozione a Capitano del Genio Navale. Dal maggio 1909 al novembre 1910 imbarcò sulla nave da battaglia Regina Elena; quindi sull’incrociatore corazzato Pisa fino al marzo 1912 e, dallo stesso mese al luglio dello stesso anno, sulla nave officina Vulcano. Partecipò al conflitto italo-turco stando imbarcato sull’ incrociatore Pisa. Dall’aprile 1915 al maggio 1917 prestò servizio presso l’Ufficio Tecnico della Regia Marina di Genova quindi venne destinato alla Direzione delle Costruzioni Navali dell’Arsenale della Spezia dove, il 16 giugno 1917, conseguì la promozione a Maggiore del Genio Navale . Promosso al grado superiore per merito di guerra, il 16 novembre 1919, Rossetti, a domanda, venne posto in congedo e promosso Colonnello nella riserva navale. Con l’avvento del fascismo, entrò nel Partito Repubblicano e, nel 1922, a Roma, fondò, insieme a Giovanni Conti, Randolfo Pacciardi, Fernando Schiavetti e Cino Macrelli, il movimento antifascista “L’Italia libera”. Il 13 giugno 1925, mentre testimoniava solidarietà per Gaetano Salvemini, arrestato per reati di opinione, subì l’aggressione da parte delle squadre d’azione fasciste e finì all’ospedale. Preferì quindi espatriare in Francia, lavorando come tipografo. Nel 1930 fu chiamato da Carlo Rosselli, Emilio Lussu, Alberto Tarchiani e Alberto Cianca, a far parte del gruppo dirigente di Giustizia e Libertà, un movimento antifascista in esilio, con sede a Parigi. La permanenza di Rossetti in Giustizia e Libertà ebbe polemicamente termine dopo la sua immotivata esclusione dall’organizzazione del volo su Milano per gettare manifestini antifascisti da parte di Giovanni Bassanesi. Nell’agosto del 1930, infatti, insieme a Cipriano Facchinetti, dette vita alla nuova organizzazione clandestina “La Giovine Italia“. La frattura tra l’eroe della prima Guerra Mondiale e il movimento Giustizia e Libertà fu tale che, al 4º congresso in esilio del Partito Repubblicano, che si tenne a Saint Louis il 19-20 marzo 1932, Rossetti si pose a capo della corrente contraria alla partecipazione del P.R.I. alla Concentrazione d’azione antifascista, un organismo cui aderivano anche Giustizia e Libertà e il P.S.I. in esilio. La corrente di Rossetti, alleatasi con la sinistra filo comunista del partito (Fernando Schiavetti), risultò maggioritaria e l’affondatore della Viribus Unitis fu eletto segretario politico del Partito Repubblicano Italiano. Mantenne tale carica sino al congresso successivo, che si tenne a Parigi, (22-23 aprile 1933), e nel quale, sull’opposto programma filo concentrazionista fu eletto segretario politico Randolfo Pacciardi. Durante la Guerra Civile Spagnola, Rossetti si trasferì a Barcellona, e collaborò con la radio locale lanciando proclami antifascisti. Per tale motivo, il governo italiano gli revocò la medaglia d’oro conseguita nella prima Guerra Mondiale. Con l’avvento della Repubblica, tale provvedimento fu annullato. Nel secondo dopoguerra non ha svolto attività politica. Scomparso alla vigilia di Natale del 1951, Raffaele Rossetti riposa oggi nel cimitero di Sant’Ambrogio di Zoagli, con un epitaffio preso da Gabriele D’Annunzio

 L’impresa di Pola

Fin dall’inizio della prima guerra mondiale, la munitissima base austriaca di Pola era uno dei principali obiettivi della Marina Italiana, a maggior ragione quando divenne chiaro che la scelta tattica della marina austro-ungarica era quella di opporre al nemico una flotta di dissuasione, perennemente alla fonda nel porto e non impegnata in battaglie in mare aperto. Diverse volte nel corso del conflitto si era tentato quindi, ma invano, di forzare il porto e affondare qualche unità là dove le navi erano ritenute dagli austriaci maggiormente al sicuro. La difficoltà di una tale impresa derivava innanzitutto dalla costante sorveglianza del porto e dai vari sbarramenti che impedivano l’avvicinamento di unità avversarie. L’unico modo per penetrare nel porto di Pola era per mezzo di piccole unità d’assalto, e fu così che nel luglio del 1918 l’ingegnere e maggiore del Genio Navale Raffaele Rossetti elaborò un piano apposito, basato sull’utilizzo di un particolare mezzo da lui progettato e chiamato “mignatta“. La mignatta era un apparecchio pilotato motorizzato e dotato di due ordigni sganciabili da fissare alla chiglia di una nave per mezzo di un elettromagnete ad accumulatori, ed un prototipo era già stato fabbricato in gran segreto nell’arsenale della Spezia nell’aprile dello stesso anno. La Viribus Unitis, costruita nel 1912 a Trieste, era il fiore all’occhiello della Marina Austriaca. Fu lo stesso Rossetti a voler essere impiegato nell’azione di Pola, e venne affiancato dal tenente medico e provetto nuotatore Raffaele Paolucci, che aveva già da tempo fatto domanda di poter partecipare ad una simile operazione. L’impresa fu preceduta da un lungo e faticoso allenamento, ma vedendo sopraggiungere la fine del conflitto i preparativi furono accelerati e la data dell’azione fu prevista per il 31 ottobre. Nel frattempo, essendo ormai evidente che l’Austria-Ungheria aveva perso la guerra, l’imperatore Carlo I aveva deciso di cedere la corazzata Viribus Unitis – la nave ammiraglia della flotta imperiale – assieme al resto della flotta al Consiglio Nazionale degli Sloveni, dei Croati e dei Serbi ritenendo che quest’ultimo aderisse a nome del neoproclamato Stato degli Sloveni, dei Croati e dei Serbi – peraltro non riconosciuto dal Regno di Serbia – ad una nuova federazione di stati che continuavano a dipendere dall’Austria-Ungheria, caldeggiata dall’imperatore stesso. Il 31 ottobre 1918 l’ammiraglio Horthy, comandante in capo della Marina austriaca, fu quindi incaricato di consegnare ai rappresentanti del Consiglio nazionale la flotta da guerra ancorata a Pola. All’interno dell’ordine inviato a nome di Carlo I al comando della flotta, a quelli delle piazze marittime di Pola e di Cattaro e ai comandi militari marittimi di Trieste, Fiume e Sebenico, si lasciava la libertà ai marinai che non fossero di nazionalità slava meridionale di far ritorno in famiglia a seguito di presentazione di espressa domanda, con contemporanea concessione di una licenza illimitata. Nel tardo pomeriggio del 31 ottobre ebbe quindi luogo una breve cerimonia con la quale le navi austriache vennero formalmente cedute ai quattro delegati di Pola del Consiglio Nazionale degli Sloveni, dei Croati e dei Serbi. La bandiera imperiale – contrariamente alle istruzioni impartite in nome dell’imperatore, che rilevavano come “in base alle norme internazionali non può farsi un immediato mutamento di bandiera” – venne ammainata e sostituita dal tricolore rosso-bianco-blu. Lo stesso pomeriggio il capitano di vascello Janko Vuković de Podkapelski, designato il giorno prima da parte del Consiglio Nazionale degli Slavi del sud, prese il comando provvisorio della flotta. La Viribus Unitis diventò la nave ammiraglia della nuova marina della entità degli Slavi del sud. Lo stesso 31 ottobre a Zagabria venne nominato comandante in capo della marina da guerra jugoslava il contrammiraglio Dragutin Prica Tali avvenimenti non erano tuttavia noti ai marinai italiani, che la sera del 31 ottobre avevano già lasciato Venezia a bordo di due motoscafi armati siluranti (MAS) scortati da due torpediniere, né tantomeno erano stati ratificati dall’Italia; inoltre la sorveglianza militare del porto proseguiva con le stesse procedure mantenute durante la guerra. Giunte nelle acque istriane a poche miglia dall’imbocco del porto di Pola, le torpediniere si ritirarono e un MAS rimorchiò la mignatta fino ad alcune centinaia di metri dalla diga foranea del porto. Alle ore 22.18 i due ufficiali italiani puntarono verso il porto di Pola a bordo della mignatta, mentre il MAS si allontanò verso il punto dove avrebbe dovuto raccoglierli dopo l’azione. L’avvicinamento all’obiettivo fu complesso e rischioso: Rossetti e Paolucci dovettero trascinare la mignatta a motore spento oltre le ostruzioni (sbarramento esterno e tre ordini di reti) ed eludere l’intensa vigilanza austriaca. Passati inosservati alle sentinelle sulla diga, alle imbarcazioni di ronda e a un sommergibile nella rada, i due guastatori giunsero verso le 3.00 in prossimità delle navi ancorate. Solamente alle ore 4.45 del 1º novembre 1918, dopo più di sei ore in acqua, i due ardimentosi ufficiali riuscirono infine a posizionarsi a poche decine di metri dallo scafo della Viribus Unitis. Rossetti si staccò dalla mignatta e si avvicinò alla chiglia della corazzata con uno dei due ordigni, mentre il compagno rimase ad attenderlo al timone del mezzo che risultava poco governabile a causa della corrente. Alle 5.30 l’esplosivo da 200 kg fu finalmente assicurato alla carena dell’obiettivo e programmato per le ore 6.30, ma quando Rossetti ritornò da Paolucci i due vennero illuminati dalla luce di un proiettore e subito scoperti. Prima della cattura, Paolucci riuscì tuttavia ad attivare la seconda carica di esplosivo, mentre Rossetti affondò la mignatta, che ingovernata andò ad arenarsi nei pressi del piroscafo Wien, ormeggiato a poca distanza. I due furono catturati e portati a bordo della Viribus Unitis, come prigionieri, dove appresero che nella notte l’alto comando austriaco aveva ceduto la flotta di Pola agli iugoslavi e che la nave non batteva più bandiera austriaca. Solo alle 6.00 avvertirono il capitano Vuković che la corazzata poteva esplodere da un momento all’altro, e prontamente questi ordinò a tutti di abbandonare immediatamente la nave e di trasferire i prigionieri a bordo della nave gemella Tegetthoff. Ma l’esplosione non avvenne e l’equipaggio fece gradualmente ritorno a bordo, non dando più credito all’avvertimento dei due italiani, finché alle 6.44 la carica brillò davvero e la corazzata austriaca, inclinatasi su un lato, cominciò rapidamente ad affondare. L’azione si concluse così con oltre 300 tra vittime e dispersi, tra cui il comandante Vuković, che fu colpito mortalmente dalla caduta di un albero di legno mentre, nuotando tra i flutti, cercava di porsi in salvo. L’armistizio di Villa Giusti, con cui l’Austria-Ungheria si arrese all’Italia, fu firmato due giorni dopo, il 3 novembre 1918, con la clausola in forza della quale sarebbe diventato operativo dal 4 novembre. Il 5 novembre la Regia Marina occupò il porto di Pola e, grazie allo sbarco italiano, Rossetti e Paolucci – che erano ancora detenuti a bordo di una ex nave austriaca – furono liberati. Per la riuscita dell’impresa – così come prevedeva la normativa dell’epoca relativa alle prede di guerra – ottennero un premio di 1.300.000 lire da dividersi in parti uguali. Tempo dopo – venuti a sapere delle precarie condizioni economiche della famiglia del comandante Vuković, ne devolsero una parte alla vedova. Rossetti e Paolucci vennero insigniti della medaglia d’oro al valor militare. La motivazione della decorazione per Rossetti fu la seguente: « Genialmente ideava un mirabile ordigno di guerra marittima, con amorosa tenacia ne curava personalmente la costruzione. Volle a sé riservato l’altissimo onore di impiegarlo e, con l’audacia dei forti, con un solo compagno penetrò di notte nel munito porto di Pola. Con mirabile freddezza attese il momento propizio e verso l’alba affondò la nave ammiraglia della flotta Austro-Ungarica. Pola 1 novembre 1918

primo_novembreLa Corazzata Viribus Unitis affondata nella baia di Pola

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